Malasanità a Roma, errore diagnosi e amputazione per un ragazzo di soli 20 anni.

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L’episodio risale allo scorso maggio e coinvolge un ragazzo di soli vent’anni, al quale un errore di diagnosi ha causato l’irreparabile aggravarsi delle sue condizioni di salute, fino a rendere necessaria l’amputazione di una delle gambe. Il ricovero di oltre un mese e la travagliata degenza in ospedale del ragazzo, infatti, non sono serviti ai medici a capire che la banale frattura alla tibia nascondeva invece un tumore osseo. L’intervento volto a curare la frattura non ha avuto altro effetto che peggiorare il più grave problema, acuendone l’aggressività e costringendo alla tragica necessità dell’amputazione dell’arto inferiore.

Si tratta solo dell’ennesimo caso di malasanità a Roma, uno dei tanti in Italia, che questa volta coinvolge una casa di cura di Roma. Il medico responsabile dell’intervento non ha proceduto secondo i normali protocolli internazionali, e anche ad operazione iniziata, nonostante fosse ormai palese la presenza del tumore, non ha ritenuto opportuno fermarsi per rimettere il caso a una clinica oncologica specializzata.
In casi di una tale gravità, la semplice fatalità e le normali possibilità di insuccesso di una cura medica lasciano spazio a negligenza, imprudenza e imperizia, e possono fondare una responsabilità giuridica del medico. Le delicate implicazioni che riguardano la salute e l’integrità fisica aprono un ventaglio di complicate considerazioni che riguardano i criteri di delimitazione della responsibilità medica, che possono essere correttamente valutati solo da un giurista con la necessaria preparazione. La negligenza del professionista che conduca all’errore medico coinvolge infatti una pluralità di valori di massima importanza, sfociando in casi che comportano non solo il diretto danno alla salute, alla vita o all’integrità del paziente, ma anche un grosso carico di sofferenze per l’interessato e per i familiari, il cui valore è di difficile computazione.

La valutazione di queste circostanze non spetta solo al giudice in sede di giudizio, ma anche e prima di tutto allo stesso avvocato che voglia adeguatamente salvaguardare l’interesse del proprio assistito, dando voce -appunto- alla sua sofferenza.

Per questo è di estrema importanza essere a conoscenza dell’esigenza di avere accanto un professionista che abbia esperienza in questo settore giuridico, che sappia orientare i propri sforzi alla corretta individuazione della responsabilità del medico per ricercare il massimo ristoro al danno subito dal proprio assistito.

Redazione risarcimenti-online.it

Lunedì 10 dicembre 2013

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