Deceduta per setticemia dopo sei mesi di ricovero. Un nuovo caso di malasanità?

malasanita-cardarelli-napoliUn nuovo caso di malasanità o è la scienza che è stata impotente, dinanzi al male che martoriava quel corpo femminile da sei mesi? Sarà la Procura della Repubblica di Napoli a stabilirlo, a conclusione dell’indagine avviata, perseguendo penalmente e civilmente gli eventuali responsabili del decesso di una nostra concittadina. Ma intanto è d’uopo la ricostruzione della vicenda.

Moriva all’alba dello scorso 14 giugno, per setticemia, nel reparto di terapia intensiva del Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale “Cardarelli” di Napoli, la 58enne Maria Rea, che era stata dimessa lo scorso 19 maggio dai medici del reparto di chirurgia del grande nosocomio napoletano. Presentata dal marito della sventurata, presso i Carabinieri della locale stazione, una dettagliata denuncia. La salma della donna veniva sottoposta a sequestro da parte della Magistratura partenopea, che ordinava anche l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche relative al ricovero, alla patologia ed alle cure ricevute da parte della signora Maria.

La stessa Autorità Giudiziaria, nella persona del sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, Falcone, affidava l’incarico al medico legale, che effettuava l’esame autoptico sulla salma della donna. Previsto tra poco meno di 90 giorni il deposito della perizia.

La casalinga, moglie di un dipendente comunale e madre di tre figli, fu ricoverata per la prima volta presso il reparto Centro Grandi Ustionati del Cardarelli il 16 dicembre 2013, in seguito ad un incidente domestico, che gli procurò estese ustioni su varie parti del corpo.

Da allora iniziò l’odissea della donna, che rimase nella struttura sanitaria fino a febbraio scorso, venendo sottoposta ad una serie di delicati interventi chirurgici e di cure e trascorrendo alcuni giorni su una barella. Nello stesso mese la donna sembrava reagire bene alle cure e a dare segni di miglioramento, venendo trasferita presso il reparto di Chirurgia Plastica e poi, stando alla denuncia presentata dal coniuge, in quello di Chirurgia, dove la donna veniva sottoposta ad altri tre interventi chirurgici, che riguardavano la parte ascellare ed il seno, ferite dalle suddette ustioni.

Dalla denuncia si evince anche che la 58enne aveva necessità assoluta di essere sistemata da sola in una stanza sterile. Ed invece veniva abbinata con un’altra paziente, alla quale si recavano a farle visita molte persone. Il 19 maggio, nonostante le lamentele espresse al personale sanitario dai familiari della donna (che rifiutava di mangiare, che presentava dei vuoti di memoria e che era in un apparente stato di depressione) e le delicate condizioni di salute, i sanitari di quel reparto decidevano di dimetterla, riferendo che la stessa era “guarita dalla patologia e, pertanto, la cura di medicazione poteva benissimo farla a casa”. Poche ore dopo la donna veniva condotta a casa ed allettata.

Trascorrevano quattro giorni, durante i quali per almeno due volte la visitavano i medici dell’Asl di competenza, che pur prescrivendole alcune terapie da fare a domicilio, concludevano che la stessa aveva necessità di stare in una stanza asettica (ovvero sterile), perché rischiava di contrarre qualche infezione. Al termine dei quattro giorni di degenza nella propria dimora e dell’insorgere di febbre forte, visto che le sue condizioni si aggravavano e dalle ferite che aveva sul corpo fuoriusciva siero e sangue, che inzuppava le lenzuola, il marito decideva di riaccompagnare la consorte presso il Pronto Soccorso del Cardarelli, utilizzando un’autoambulanza a pagamento.

Lì i sanitari di turno disponevano il ricovero della traumatizzata presso la Medicina d’Urgenza dirottandola, per mancanza di posti letto disponibili, presso il reparto di Terza Medicina, dove la stessa restava per qualche giorno, prima di essere trasferita nel reparto di Medicina d’Urgenza, dove i sanitari si accorgevano che l’ammalata aveva contratto la setticemia, che poi le è stata fatale. In data 16.06.2014 i familiari della defunta nominavano un medico legale di fiducia e, nel mentre scriviamo, non ci sono indagati, anche se non è escluso che, a breve, potrebbero essere notificati i primi avvisi di garanzia.

“Vogliamo giustizia per nostra madre con la speranza che quello che è successo a lei non avvenga per altri – dicevano, con voce rotta dall’emozione, i figli dell’estinta – ma siamo in possesso di certificati medici, che attestano che nostra madre era guarita e per questo poteva tornare a casa, per curarsi le cicatrici profonde che aveva sul corpo. Oggi ci stiamo rendendo conto della superficialità, con cui è stata trattata nostra madre, alla quale più di qualche medico della stessa struttura sanitaria ha ritenuto un soggetto in avanzato stato settico”. I funerali della donna sono stati celebrati lunedì 23 giugno.

oblomagazine.netFonte: oblomagazine.net

 
di  Joseph Fontano
 

Giovedì 26 giugno 2014

.

.